Le collezioni di Palazzo Regio

  

Le porcellane

La collezione di porcellane consiste in un servizio da tavola in porcellana bianca, amaranto e oro, di 244 pezzi residui, realizzato dalla famosa manifattura toscana Ginori in periodi diversi dell’Ottocento.
Si presenta solo una selezione degli oggetti più significativi e in discreto stato di conservazione.
Un primo nucleo (scheda 11) ha nel fondo il marchio entro ovale perlinato rosso “MANIF(ATTU)RA GINORI A DOCCIA PRESSO FIRENZE”, usato nella seconda metà dell”Ottocento.
Gli altri pezzi (scheda 12), sebbene coerenti per forma e decoro, si distinguono per un colore più cupo, il sangue di bue invece del più acceso amaranto, e per i marchi “GINORI” in verde accompagnato da una lettera, e “DECORAZIONE ESEGUITA DA RICHARD GINORI”, entro ovale arancione. Poiché il timbro verde era in uso
negli anni tra il 1880 e il 1896 e proprio nel 1896 la manifattura di Doccia viene ceduta a Giulio Richard, si stabilisce al 1896 circa la datazione per questi pezzi.
Esiste inoltre un terzo nucleo di oggetti che presenta nel fondo solo il timbro verde “GINORI”, per i quali la datazione è compresa tra il 1880 e il 1896.

La caratteristica stilistica fondamentale del servizio è il colore, amaranto o sangue di bue, che predomina, quasi, sulla forma. Esso copre tutto il corpo creando un forte contrasto cromatico con il bianco purissimo dell’interno. Eleganti fili d’oro segnano il versatoio, il coperchio, i manici o l’orlo di teiere, zuccheriere e zuppiere e distinguono il profilo ovale entro cui è lo stemma di casa Savoia.
Le forme si presentano essenziali e classiche e solo alcuni oggetti, come la salsiera e la mostardiera, mostrano un carattere rococò.

La manifattura Ginori di Doccia nasce per l’iniziativa dell’aristocratico Carlo Ginori (1702 – 1757) che nel 1737, in pieno spirito di progresso illuminista, fonda una fabbrica di ceramiche nella sua villa di campagna, a Doccia presso Firenze. Da Vienna fa giungere il doratore e pittore Karl Wendelin Anreiter di Zirnfeld e l’impastatore e fornaciaio Giuseppe delle Torri, i quali per 6 anni, poi fino al 1746, saranno tenuti per contratto ad insegnare tutto il loro sapere ai lavoranti, per poter awiare autonomamente la produzione e creare una scuola di pittura in loco. Il privilegio granducale del 1741 garantisce alla fabbrica l’esclusiva della porcellana in Toscana.
Alla morte di Carlo Ginori nel 1757 la direzione passa al figlio Lorenzo Ginori il quale riorganizza la fabbrica, la ingrandisce e conquista nuove parti di mercato, tenendo la concorrenza con le porcellane tedesche e francesi. Alla sua morte nel 1791 subentra il figlio Leopoldo Ginori Lisci sotto la cui direzione, fino al 1837, la fabbrica va incontro ad un vero rinnovamento tecnico.
Sotto il nuovo successore Lorenzo Ginori Lisci, dal 1838 al 1878, la Ginori di Doccia è l’unica fabbrica di porcellana in Italia, moderna e in linea con lo sviluppo industriale del Paese, dopo l’unità politica.

Durante la seconda metà dell’Ottocento la manifattura di Doccia partecipa con successo alle Esposizioni Universali di Londra (1851-1862), New York (1853), Parigi (1855-1867-1878), Vienna (1873), Sidney (1879), Melbourne (1881), Rio de Janeiro (1884), Barcellona (1892) e Torino (1894).

Sotto l’ultima direzione di Carlo Benedetto Ginori Lisci dal 1879 al 1896 la fabbrica risente della crisi economica generale della fine del secolo. Nel 1896 essa viene acquistata dalla manifattura di Giulio Richard di Milano, fondendosi nella Richard-Ginori.


 

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