Scritture Le forme di comunicazione

 

9 Scritture africane

2. Sistemi di scrittura autoctoni

 

Una foresta di simboli
Si pensava che l’Africa non avesse alcun ruolo nella storia delle Scritture: gli Egizi, con la loro scrittura ‘senza eredi’, venivano programmaticamente esclusi, e i segni rituali o iniziatici ritrovati presso le più diverse etnie del continente, peraltro poco noti, venivano considerati esperimenti mal riusciti.
Quando gli Stati africani indipendenti si trovarono ad affrontare il problema di trascrivere lingue con una lunga tradizione orale (ben conosciuta, invece, dagli studi antropologici), emerse una vera e propria foresta di simboli, dei quali nessuno aveva mai analizzato gli usi e la struttura.
Simboli e non scritture, si dice di solito. Simboli straordinari per ricchezza e varietà, figurativi e astratti, ma mai trasformati in veri sistemi di notazione.
Si possono individuare, in questa affermazione, due diversi limiti.
Non si tiene conto del fatto che questi simboli formano sistemi molto complessi, importanti dal punto di vista della trasmissione della conoscenza, e quindi delle forme del linguaggio.
E si sottovalutano le funzioni di supporto e di codificazione che i testi scritti svolgono anche in società dove il sapere è prevalentemente affidato all’oralità. 

 

 

Maschera incisa sul pilastro di un togu na, l'edificio principale dei villaggi dogon del Mali, dove si riuniscono gli anziani (togu, 'riparo', 'tetto'; na, 'grande', 'madre'). Rappresenta wilu, l'antilope, nella forma delle maschere che vengono indossate durante le cerimonie. Villaggio Patin, Mali; foto T. Spini, G. Antongini

Maschera incisa sul pilastro di un togu na, l’edificio principale dei villaggi dogon del Mali, dove si riuniscono gli anziani (togu, ‘riparo’, ‘tetto’; na, ‘grande’, ‘madre’). Rappresenta wilu, l’antilope, nella forma delle maschere che vengono indossate durante le cerimonie.
Villaggio Patin, Mali; foto T. Spini, G. Antongini

 

Simboli dogon: la luna, il sole, il nay. l tre simboli sono legati tra loro da un complesso mito delle origini. dove il sole rappresenta l'elemento femminile, la luna quello maschile e il nay (un rettile che vive lontano dalla luce del sole, nascosto sotto i sassi) il peccato. Incontrare il nay comporta la morte (come per il mitico basilisco delle leggende medievali europee), mai tre elementi assieme costituiscono l'equilibrio delle forze che governano il mondo. VillaggioTagourou, Mali; foto T. Spini, G.Antongini

Simboli dogon: la luna, il sole, il nay. l tre simboli sono legati tra loro da un complesso mito delle origini, dove il sole rappresenta l’elemento femminile, la luna quello maschile e il nay (un rettile che vive lontano dalla luce del sole, nascosto sotto i sassi) il peccato.
Incontrare il nay comporta la morte (come per il mitico basilisco delle leggende medievali  europee), mai tre elementi assieme costituiscono l’equilibrio delle forze che governano il mondo.
VillaggioTagourou, Mali; foto T. Spini, G.Antongini

Cosmogonie e conchiglie
Ci si può infatti accorgete che i simboli grafici akan sono vere e proprie rappresentazioni narrative, che condensano la struttura di interi proverbi; e che ciascun singolo bassorilievo del palazzo di Guezo, nel regno di Abomey, sintetizza il passaggio chiave del discorso di insediamento di un sovrano; o ancora, che il sistema di formule dei segni pitto-ideografici nsibidi della Nigeria ricopre diffusamente tutti gli utensili e i tessuti e lo stesso corpo umano sul quale i segni sono tatuati; che i simboli mistico-religiosi dei Dogon condensano intere, complicate cosmogonie; e che gli arókò degli Yoruba, composti da semi, piume e conchiglie, formano veri e propri messaggi tridimensionali.
In tutti questi esempi ci si trova di fronte a un’utilizzazione essenziale della rappresentazione grafica, con proprie forme di codificazione e di trascrizione del linguaggio, che sistematicamente e quotidianamente, in modo pervasivo e sui supporti più diversi, interagisce con l’espressione orale e la rafforza.
Il fatto che si tratti di sistemi circosctitti, rappresentazione di insiemi predefiniti di significati, ne chiarisce la natura in rapporto alla cultura che li utilizza. 

 

 

Bassorilievi con animali alla base di un togu na. Sono stati realizzati da alcuni giovani rientrati al villaggio dopo aver lavorato in altri paesi africani (Togo, Ghana, Costa d'Avorio). Trovando difficoltà a far accettare al villaggio le esperienze vissute allontanandosi, hanno proposto una rivisitazione degli elementi più ricorrenti della tradizione attraverso nuove esperienze figurative. Villaggio Banani, Mali; foto T. Spini, G. Antongini

Bassorilievi con animali alla base di un togu na. Sono stati realizzati da alcuni giovani rientrati al villaggio dopo aver lavorato in altri paesi africani (Togo, Ghana, Costa d’Avorio). Trovando difficoltà a far accettare al villaggio le esperienze vissute allontanandosi, hanno proposto una rivisitazione degli elementi più ricorrenti della tradizione attraverso nuove esperienze figurative.
Villaggio Banani, Mali; foto T. Spini, G. Antongini

 

Bassorilievi del palazzo reale di Gèlè ad Abomey (Benin, XIX sec.). Il serpente che si morde la coda (che qui rappresenta anche Dan, l'arcobaleno) è rappresentato frequentemente nelle regioni deil'Africa occidentale. I bassorilievi pittografici condensano l'argomento di discorsi pronunciati dal sovrano di Abomey, perché possano restare impressi nella memoria dei sudditi. Collez. privata; foto T. Spini

Bassorilievi del palazzo reale di Gèlè ad Abomey (palazzo di Guèzo) (Benin, XIX sec.). Il serpente che si morde la coda (che qui rappresenta anche Dan, l’arcobaleno) è rappresentato frequentemente nelle regioni deil’Africa occidentale. I bassorilievi pittografici condensano l’argomento di discorsi pronunciati dal sovrano di Abomey, perché possano restare impressi nella memoria dei sudditi.
Collez. privata; foto T. Spini


 
Scatola di legno e pelle, opera di un artigiano Tuareg della zona di Gao (Mali), con iscrizione in scrittura tifinagh. Fra i Tuareg la scrittura è utilizzata per comunicare brevi messaggi; viene inoltre apposta sugli oggetti come dedica o come firma dell'artigiano che li ha confezionati: lame di spade, parti di legno della struttura della tenda, selle, sacche di cuoio, gioielli. Collez. privata; foto G. Peyrot

Scatola di legno e pelle, opera di un artigiano Tuareg della zona di Gao (Mali), con iscrizione in scrittura tifinagh. Fra i Tuareg la scrittura è utilizzata per comunicare brevi messaggi; viene inoltre apposta sugli oggetti come dedica o come firma dell’artigiano che li ha confezionati: lame di spade, parti di legno della struttura della tenda, selle, sacche di cuoio, gioielli.
Collez. privata; foto G. Peyrot

 

 

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